FARE ATTENZIONE E POI… FARE MOLTA ATTENZIONE

Mussini - Cossarizza una coppia nella vita impegnata nella lotta al COVID-19 insieme a clinici e ricercatori modenesi

La battaglia contro il Coronavirus vede coinvolti professionisti, medici e ricercatori del nostro territorio, impegnati nelle attività cura quotidiane e nella ricerca. Tutto a tempo pienissimo, senza soste e senza pause. I pazienti vanno seguiti al meglio e la ricerca è assolutamente centrale nel processo che deve portare a cure sempre più efficaci e, prima possibile, al vaccino.
Abbiamo pensato all’importanza di una corretta informazione, in un momento molto particolare che coinvolge la popolazione anche da un punto di vista emotivo, spesso alla ricerca di notizie che possono a volte illudere e deviare la nostra consapevolezza, nella speranza che un virus così invadente possa essere sconfitto al più presto, per poter tornare alla normalità dei nostri stili di vita.
Ecco perché ci siamo rivolti a una coppia di specialisti, da sempre impegnati nella ricerca e nel prendersi cura della salute delle persone, con grande esperienza non soltanto nella nostra realtà ma anche a livello nazionale e internazionale: la prof.ssa Cristina Mussini, direttrice della Struttura Complessa di Malattie Infettive del Policlinico di Modena, e il prof. Andrea Cossarizza, docente ordinario di Patologia clinica e immunologia, che sono moglie e marito.
Immaginiamo il susseguirsi dei loro impegni di lavoro, il loro rientro a casa e forse anche il confronto giornaliero sull’evolversi delle situazioni, se ancora restano le forze dopo le interminabili giornate che, in questi mesi, sono diventate la regola per operatori sanitari e ricercatori.


Quando collaborano a una ricerca, ovviamente e giustamente, firmano come singoli scienziati, ma è fuori discussione che interessi comuni, vicinanza e opportunità di confronto rappresentino un valore aggiunto importante. Ad esempio, all’inizio della pandemia, era solo il 19 marzo, il Prof. Cossarizza ha pubblicato uno studio in cui per la prima volta veniva descritta nei dettagli la diversa distribuzione dei principali tipi di linfociti presenti nel sangue dei pazienti ricoverati per una polmonite da Covid-19 al Policlinico di Modena.
Risultati scientifici importanti, tutti prodotti nella nostra città, ottenuti dal gruppo del prof. Andrea Cossarizza, con la ricercatrice Sara De Biasi, in collaborazione proprio con la prof.ssa Cristina Mussini e il prof. Giovanni Guaraldi della Clinica della Malattie Infettive e il prof. Massimo Girardis, Direttore della Terapia Intensiva e Post-Operatoria. Dalla clinica al laboratorio e viceversa, 50 persone al lavoro, un fiume di dati e la possibilità di confrontarli, tutto ciò ha consentito di raggiungere l’obiettivo a tempo di record.
E adesso, cosa ci dobbiamo aspettare? La Prof.ssa Mussini e il Prof. Cossarizza continuano a lavorare a pieno ritmo come tutti i loro colleghi, e questa è già una garanzia importante.


Prof. Cossarizza, l’OMS lancia l’allarme su una possibile seconda ondata del virus, qual è la sua opinione?
La prima ondata dell’epidemia è ancora in atto, prima di fare valutazioni su altri fenomeni è fondamentale studiare e rispondere alla situazione attuale. Per evitare una nuova diffusione del virus è comunque di primaria importanza osservare scrupolosamente le indicazioni sulle distanze interpersonali e sull’uso delle mascherine, evitare gli assembramenti e adottare azioni diffuse di igienizzazione e disinfezione di locali e aree dove le persone vivono e lavorano.


Prof.ssa Mussini, qual è la situazione attuale contro questo nemico pericoloso come il SARS CoV-2?
I risultati ottenuti nelle ultime settimane sono veramente rilevanti, il tasso di mortalità è sceso in maniera anche maggiore di quanto ci si aspettava. Il virus però non ci ha dato evidenza di un indebolimento: per fare un esempio, i casi di polmonite sono calati considerevolmente come numero ma presentano le stesse caratteristiche dei primi pazienti trattati.
Ci sono persone che sono state curate presso le strutture sanitarie che dopo due tamponi positivi sono diventate negative, ma prima di dimettere la persona siamo molto cauti. Gli anticorpi sono in grado di debellare la malattia, ma se si rimane positivi per tanto tempo, nel dubbio, è meglio mantenere un isolamento e un comportamento il più possibile cautelativo.


Prof. Cossarizza, molti gruppi nel mondo stanno lavorando al vaccino, a che punto siamo, secondo lei?
Presso il Policlinico di Modena sono in corso importanti studi sui casi clinici trattati, che ci stanno dando molte informazioni sulla immunopatogenesi della infezione da SARS-CoV-2. Lo scopo è capire quali cellule specifiche siano cruciali per l’immunità contro l’infezione, ma anche quanto possa durare una risposta immune protettiva, e se eventuali mutazioni del virus possano eludere tale risposta. In altre parole, per potere essere sicuri della efficacia di un vaccino occorre conoscere il grado di protezione immunitaria, la sua durata e la sua risposta nel tempo a possibili mutazioni del virus.
Molti gruppi al mondo ci stanno lavorando, ma ancora molte cose rimangono da scoprire: ben venga il vaccino, ma la strada è ancora lunga.


Quindi abbiamo davanti un periodo ancora complicato, sicuramente con poche certezze e diverse domande di fatto senza risposta. che atteggiamento tenere, prof.ssa Mussini?
Soprattutto nel corso di questa “fase 2”, le persone che all’inizio potevano essere spaventate e quindi osservavano le regole di distanziamento sociale e di uso delle mascherine, adesso potrebbero sentirsi rassicurate e quindi essere portate a tornare alle vecchie abitudini: questo è sbagliato, purtroppo le nostre abitudini di vita non potranno essere ripristinate per molti mesi. Prego quindi tutti di non abbassare la guardia, per la loro salute e anche per fare riposare un po’ noi medici…

"Smarrire il proprio passato signififica perdere il proprio futuro”
(Wang Shu)

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