STORIE MODENESI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

In questi giorni difficili, nei quali la pandemia che ha colpito tutto il mondo ha naturalmente anche messo a dura prova il tessuto economico e sociale della nostra provincia. Abbiamo quindi pensato di raccontare quattro storie modenesi, di persone e aziende in qualche modo simboliche di un impegno costante nell’affrontare le conseguenze, in alcuni casi anche personali, dell’epidemia di Covid-19. Lo hanno fatto in modi diversi, ingegnandosi, reinventandosi, comunque combattendo perché il virus non l’avesse vinta.

Ho sconfitto il virus e adesso penso al Carpi e alla mia azienda

Stefano Bonacini, titolare della Gaudì Abbigliamento e Presidente del Carpi Calcio, è uno dei 15.900 guariti dell’Emilia-Romagna. Ha combattuto (e vinto) contro il coronavirus senza clamori, la sua positività e il ricovero sono venuti fuori solo dopo che era stato dimesso dal Policlinico di Modena e ormai questa brutta vicenda era alle spalle.


Come sta adesso?
"Bene, ma sono stati giorni terribili. Al reparto di terapia sub intensiva e poi in quello di medicina del Policlinico di Modena sono stato curato in modo eccellente".
Bonacini ha scoperto di essere positivo al Covid-19 agli inizi di marzo, una leggera febbre e un po’ di tosse l’avevano allarmato, poi la situazione è degenerata velocemente fino alla necessità del ricovero in ospedale.


Ha avuto paura?
"Per me e la mia famiglia. Con mia moglie e i miei due figli, vive anche la nipotina di 4 mesi, fortunatamente appena ho accusato i primi sintomi mi sono messo in autoisolamento, proteggendo così la mia famiglia e i miei dipendenti".
Oggi l’impegno di Stefano Bonacini è tutto rivolto alla riapertura della sua azienda di abbigliamento, la Gaudì Trade e al Carpi Calcio, per il quale si sta confrontando con i responsabili della Lega Calcio per verificare la possibilità di concludere il campionato di Serie C, che prima della sospensione vedeva il Carpi in terza posizione e in piena lotta per la promozione in serie B.

I respiratori con il Cavallino Rampante


La Ferrari non ha bisogno di presentazioni, tutto il mondo le riconosce una capacità tecnologica e ingegneristica con pochi rivali. Per questa ragione i suoi ingegneri hanno pensato di mettere a disposizione della comunità le loro conoscenze ed hanno avviato, con una decina di dipendenti all’interno dello stabilimento di Maranello, la produzione di valvole per respiratori polmonari e raccordi per maschere di protezione da montare su normali maschere subacquee da donare agli ospedali, per pazienti e medici. "Al momento ne produciamo circa 300 alla settimana. La produzione di questi componenti termoplastici avviene all’interno del reparto dove abitualmente si costruiscono i prototipi delle vetture", spiega Vincenzo Regazzoni, responsabile di produzione. Ma l’impegno della Ferrari non si è limitato alla produzione dei respiratori e delle valvole, a tutela dei propri dipendenti l’azienda ha lanciato il protocollo "Back on track", predisponendo un pacchetto di misure per tutelare il personale e i loro familiari alla ripresa delle attività lavorative con una serie di controlli e check up sanitari che sono diventati uno standard al quale fare riferimento per tutte le aziende che in questi giorni hanno ripreso la propria attività.

Claudia Lodesani e Medici senza Frontiere in prima fila contro il Coronavirus

Per chi non conoscesse Claudia Lodesani, è un medico modenese, infettivologo e operatore umanitario italiano. Dal 16 aprile 2018 è la presidente di Medici Senza Frontiere Italia, è laureata in Medicina con una specializzazione in infettivologia.
Appena la situazione italiana è diventata seria Claudia e una task force di Medici senza Frontiere sono partiti subito per i territori del Lodigiano, i più colpiti nella fase iniziale della diffusione del virus portando in dote la loro esperienza e professionalità di medici e personale sanitario che operano in paesi colpiti da epidemie di ebola, sars e morbillo.
Il loro operato è iniziato in quattro ospedali del Lodigiano, con un’equipe composta da una ventina di persone, alle quali si sono aggiunte presto altre forze, dando una mano sia come infermieri che come medici. Da un lato agendo sul territorio per rinforzare tutto quello che riguarda le assistenze domiciliari e le residenze sanitarie assistenziali (Rsa). Dall’altro facendo formazione, perché molti medici coinvolti nella lotta al Covid-19 non sono infettivologi e non conoscono certi contesti, basti vedere l’alto numero di medici e sanitari che si sono ammalati e, purtroppo, hanno perso la vita a causa del virus. Oltre all’impegno nel Lodigiano, Medici senza Frontiere ha avviato collaborazioni in Emilia Romagna, Marche e, fuori dall’Italia, in Spagna, Francia, Belgio, Grecia, Hong Kong e Afghanistan, portando il suo importante contributo nella lotta al Coronavirus.

Kitchen Quarantine, Bottura insegna cucina da casa

Massimo Bottura è uno dei migliori chef al mondo, per molte volte il migliore in assoluto, e il suo successo è dovuto alla sua passione: cucinare.
Poteva lo chef tre stelle n.1 al mondo farsi fermare da una pandemia globale?
La risposta è no, infatti grazie all’idea della figlia Alexa, Massimo Bottura, ogni sera alle 20 ha dato appuntamento sul suo profilo Instagram a tutte le persone del mondo per cucinare con tutta la famiglia Bottura. Le puntate, in inglese per coinvolgere più persone possibili, cominciano tutte allo stesso modo: “Lavatevi bene le mani e restate a casa”.
“Non è uno show cooking, è una condivisione” ha sottolineato lo chef, che ha voluto semplicemente mostrare a tutti cosa si può fare con una tavola, pochi ingredienti e la propria famiglia.
Il tono è leggero, casalingo e scherzoso come il cuoco tristellato che tiene a sottolineare l’intento dell’iniziativa: “Vogliamo condividere con le persone di tutto il mondo un po’ di noi stessi, in un momento così difficile”. Inutile dire che la sua “Kitchen Quarantine” è stata un successo clamoroso, seguita da 1,3 milioni di persone in tutto il mondo.

"Smarrire il proprio passato signififica perdere il proprio futuro”
(Wang Shu)

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