COVID-19? DAL MALE RITORNARE GRANDE PAESE

Intervista esclusiva di Arte di Vivere all’ing. Pietro Ferrari Presidente di Ing. Ferrari SpA e di BPER.

Ingegnere Ferrari come si sta proponendo la sua azienda per la riapertura “post pandemia”?
La nostra società ha sostanzialmente due attività principali: la cantieristica per grandi lavori e la manutenzione e service. Per la manutenzione e il service non siamo mai stati chiusi, abbiamo solo ridotto al 40 50% l'attività. Per la cantieristica abbiamo riaperto il 4 maggio. Vuol dire che abbiamo perso due mesi di produzione, questo è grave e quindi stiamo lavorando nei cantieri solo da poco, soprattutto nella riorganizzazione delle attività e del coordinamento. Per manutenzione e il service abbiamo ripreso praticamente al 100%.

Secondo lei gli ambienti di lavoro come fabbriche, laboratori, uffici ecc. dovranno essere ripensati?
Diciamo che ogni situazione, come questa che si potrebbe definire complessa, comporti una rivoluzione nel comportamento delle abitudini e in tutto il resto. Siamo rimasti confinati quasi due mesi e forse lo saremo ancora e ciò ha creato aspetti negativi che spero potranno generare anche delle opportunità positive, non necessariamente nell’immediato, ma che potranno diventarlo nel tempo. È molto importante ripensare i luoghi di lavoro nel loro insieme. Prendiamo, per esempio, il distanziamento che è un elemento che ti obbliga a rivedere il layout, in modo particolare degli uffici. Sarà più complicato rivedere il layout dei sistemi di produzione perché sono molto più impattanti come la catena di montaggio che ha delle sue logiche. Devo dire che le aziende hanno già cominciato a fissare stanziamenti molto rilevanti per la revisione delle zone di lavoro e quindi non sarà così complicato mantenere la distanza fra gli operatori. Certamente questa “maledizione” porterà a delle rifunzionalizzazioni nella distribuzione degli spazi sia negli uffici che nei reparti ma, ripeto, sono fiducioso nelle capacità di rivedere tutti i sistemi di produzione e riadattarli a qualsiasi necessità futura.

Il nuovo presidente di Confindustria che lei sicuramente conosce bene, il milanese Carlo Bonomi che, tra l’altro, è anche amministratore di una importante azienda del polo medicale di Mirandola, è molto critico nei confronti del governo perché, secondo lui, non vengono rispettati gli impegni assunti nei confronti dei contributi alle imprese, dalle grandi alla microimprenditoria. La sua opinione sulla presa di posizione di Bonomi?
Un presidente neo eletto ha le sue linee e i suoi indirizzi nei rapporti anche col governo. Nel momento attuale sta esprimendo una critica che però è ampiamente condivisibile a tutti i livelli perché, per esempio, in questi giorni è stato sollevato il tema dell'Irap (imposta regionale sulle attività produttive) che potrebbe essere un sistema per lasciare liquidità alle aziende. Magari nei prossimi giorni ci saranno risposte, ma ad oggi delle risposte non ce ne sono. Purtroppo, nella realtà dell’oggi bisogna che tutti si mettano in testa che è una situazione dolorosa molto complicata e che durerà molto tempo.


Un modenese, Emanuele Orsini, e un bolognese, Maurizio Marchesini, sono stati chiamati ai vertici di Confindustria. È un riconoscimento al modello imprenditoriale emiliano?
Certamente, perché, come sempre, gli emiliano-romagnoli hanno una caratteristica che è quella di mantenere un equilibrio fra le varie posizioni. La nostra è una regione di passaggio e, conseguentemente, ha l'abitudine a confrontarsi. Le due persone che sono state elette sono due figure di grande esperienza, professionalità e carisma.


Tanti imprenditori invocano l’abolizione del codice appalti. Conviene anche lei che l'attuale sistema appalti, e l’attuale sistema di burocrazia siano quell’autentica cancrena del nostro paese?
Il male della burocrazia è un tema che noi solleviamo continuamente e costantemente ma sbagliamo obiettivo se al posto di burocrazia usassimo la parola semplificazione perché vorrebbe dire che semplifichiamo il nostro modo di ragionare. Per rimettere in assetto il sistema giuridico-legislativo dell'amministrazione pubblica non solo occorrono anni perché tu non puoi incrociare un sistema di leggi che male si intersecano con altre. Faccio l'esempio che, in questi giorni, siamo in difficoltà a individuare se comanda il governo, la regione, il comune o l'unità sanitaria. Perché? Perché c'è una un caos di competenze. Il discorso è molto importante perché noi tutti tendiamo a semplificare i problemi. Se questo Paese, data questa crisi economica che sarà devastante, non si mette in testa di fare le riforme che ormai da vent'anni vengono richieste: la riforma dello Stato, la riforma giuridica delle Regioni, i poteri delegati e soprattutto la riforma dei codici di giurisprudenza noi questo Paese, e mi scuso per la crudele espressione, non lo vediamo più, non c'è più, non esiste più. Quindi il codice degli appalti è uno di quegli aspetti che ha ribloccato le cose anche perché il motto che io uso sempre è “Ricordiamoci sempre che il meglio pregiudica il bene” .

Mario Draghi ha detto recentemente che l’enorme debito dell'Italia si dovrà tramutare in crescita economica, me lo commenta?
È ovvio che lui ha voluto dare una sferzata che vuol dire “se tu fai debito e investi e investi bene, trasformi i debiti in utili e crescita”. Pensiero che condivido. Nel contempo non condivido molto questa pioggia di micro interventi che il governo sta facendo senza pensare che questi non sono liquidità gratuita, ma debito. Si chiama debito da rimborsare, e allora il debito se ben investito è un valore, se mal investito è un disastro.

Il welfare secondo lei rimane un concetto attuale o dovrà essere totalmente rivisto?
Il welfare è un elemento che distanzia e in modo positivo l'Europa da molti altri continenti ed è un qualcosa che è stato conquistato con generazioni di sacrifici per permettere una certo equilibrio fra le prestazioni che vengono date a tutti i cittadini, a tutto il popolo in maniera sostanzialmente uguale. Questa è, come dire, la matrice che definisce l'Europa. È chiaro che il welfare è un costo e i costi vanno gestiti bene soprattutto se tu hai poco denaro ed è anche altrettanto chiaro che avendo una popolazione immensamente più vecchia degli altri continenti il welfare sta diventando, dal punto di vista economico, una gestione per le imprese molto difficile. Ecco perché bisogna trovare soluzioni economiche, pubbliche e private, che permettano di poter gestire un Welfare efficace, anche nel futuro.

Prima dell’epidemia in Italia si contavano 570.000 persone che lavoravano in smart working. Adesso s'è fatto un calcolo di 8 milioni di persone che utilizzano questa tipologia di lavoro. Lo smart working può diventare un modello futuro di lavoro o invece questa esplosione è solo dovuta alla attuale necessità?
Come dicevo prima tutte le situazioni non previste generano degli aspetti negativi ma anche delle opportunità come lo smart working che tutti adesso celebrano. Questo innovativo modo di lavorare deve essere visto in un modo più professionalizzato. È più proattivo nel senso che molti hanno trasferito il computer a casa ma non è detto che sia la miglior soluzione. Il lavoro da casa, fatto verso l'esterno, però ha evidenziato la possibilità di operare diversamente anche grazie all'ausilio di sistemi informatici più evoluti. Quindi io ritengo che questo sia uno dei portati positivi di questa situazione. Penso, per esempio, che si possa anche viaggiare un po' meno, operare in modo più razionale e offrire una efficacia di lavoro gestibile rispetto a quella attuale. Però ricordiamoci tutti che lo scambio di opinioni che si può avere parlando tra le persone, in modo diciamo diretto, è completamente diverso rispetto ad un dialogo con un mezzo elettronico con il quale ci si connette e interfaccia. In questo caso mancherebbe la visione della gestualità, della postura, degli sguardi, la psicologia del contatto umano, per noi italiani fondamentale. Si potrà lavorare ancor di più in smart working? Può darsi però bisogna anche, come dire, rimanere sui rapporti umani relazionali, sullo scambio di idee, perché altrimenti le persone rischiano di perdere quella che è un po' la loro caratteristica principale: la relazione umana.

Parliamo di una cosa di cui abbiamo sentito parlare in questi giorni: gli “ospedali dormienti” ossia strutture sanitarie completamente attrezzate e modernissime che rimangono ferme e vengono attivate solo se ci sono emergenze. Sarà possibile, con la crisi strutturale e finanziaria del nostro paese, creare “ospedali dormienti”?
Tutto dipende dalle persone se sono in grado di gestire bene o male strutture, attività ecc. a loro affidate. Adesso ancor di più con l’incredibile quantità di denaro che dovrebbe arrivare attraverso il MES. Non c’entra un “ospedale dormiente” o un reparto di terapia intensiva o un pronto soccorso. Noi al nord pensavamo di avere una sanità migliore che invece è stata messa in difficoltà sia negli ospedali sia nelle Rsa. Evidentemente bisognerà ripensare al sistema sanitario italiano in un'ottica, come dire, di efficacia ed efficienza continua per tenere tutte le catene operative, dalle persona alle attrezzature, dalle metodologia ai costi, costantemente sotto controllo.



Come sarà la scuola del domani?
La scuola del domani sarà più o meno come la scuola dell'altro ieri e di ieri io non vedo questo problema del ritorno a scuola, per la prossima annualità, come il grande problema dell’Italia. L’obiettivo della scuola è riuscire a formare giovani e avere più studenti che partecipano alla vita scolastica perché ci sono delle zone d'Italia dove l'assenteismo scolastico è arrivato a livelli non accettabili e la cultura generale del paese è in notevole decadimento. Lo testimoniano tanti aspetti, come il bisogno di elevare il livello medio della cultura scolastica italiana. Combattere l'abbandono della scuola dopo l’obbligo, aumentare gli iscritti all’università per portarli alla laurea, per esempio. Sono anni che non prendiamo più Nobel nei campi scientifici. Anzi non prendiamo Nobel da nessuna parte e questo è significativo. Nel contempo abbiamo ricercatori, medici, scienziati di altissimo valore che, purtroppo, vanno all'estero perché hanno più opportunità o vengono pagati meglio. Questa è la realtà e quindi si devono creare logiche formative diverse se vuole mantenere il passo con gli altri paesi europei e non solo. Le intelligenze non ci mancano ma non devono essere l’eccezione, semmai la regola.

L'ultima domanda, personalissima, che mi è permessa dalla stima e dall'amicizia che ho con lei da anni. Il futuro oggi il secondo l'ingegnere Pietro Ferrari.
L’allora consigliere economico del presidente americano Barack Obama, di fronte alla crisi economica del 2008, dichiarò che il pensiero del suo presidente era “noi non possiamo sprecare questa crisi per non voler cambiare le cose”. Ecco io credo che il mio Paese resti una nazione con potenziali opportunità molto forti però, questa volta, non può buttare alle ortiche le occasioni che ci potranno essere per non voler rivedere profondamente se stesso. Una riorganizzazione profondamente mentale e strutturale, una partita da giocare tenendo però conto di due cose: la prima, avremo molti più debiti quando usciremo da questa situazione quindi dovremmo emettere molti più titoli; la seconda, molti più titoli generano interessi passivi che tutti gli anni il paese dovrà pagare. Le imprese devono recuperare questi due mesi di forzato blocco. In certi casi, come le attività commerciali, le attività di spettacolo, le attività di intrattenimento addirittura tre mesi. Per non parlare di uno dei vanti dell’Italia che è anche un importante sistema economico, il turismo. Tutte queste attività per recuperare avranno debiti, debiti, debiti. Quindi dovremmo cercare, in questi anni futuri, un miglioramento della produttività di ogni singola attività perché per fronteggiare questi debiti occorrerà aumentare la possibilità di produrre meglio. I problemi sono tanti, in poche parole affronteremo alcuni anni veramente difficilissimi. Ma sono ottimista perché gli italiani, e io sono orgoglioso di esserlo, spesso hanno saputo rimboccarsi le maniche e, diversamente da quanto si crede carattere, sanno essere uniti e coesi.

"Smarrire il proprio passato signififica perdere il proprio futuro”
(Wang Shu)

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