LA GRANDE PAURA DEL TURISMO

Il settore più importante della nostra economia affronta la sua stagione più difficile

Vale il 10 per cento del Pil dell’Unione Europea, il 17 di quello italiano ma, se si conteggiano tutte le filiere collegate, nel nostro paese si potrebbe tranquillamente arrivare al 30/35 per cento. Un terzo della ricchezza prodotta e variamente distribuita nel nostro paese. Un’enormità, un peso che evidentemente può squilibrare qualsiasi bilancio e, senza esagerazioni, anche destabilizzare qualsiasi governo.
La pandemia di Covid-19 ha portato il settore a un nuovo anno zero e le condizioni date sono queste. Almeno fino a quando non si troverà una cura vera o, ancora meglio, un vaccino efficace.
A Modena e provincia la situazione potrebbe non essere così grave, non come sulla Riviera, per restare in Emilia-Romagna, e come nelle grandi città d’arte come Firenze e Venezia, per non parlare di Roma.


“Non così grave, ma drammatica”, ci dice Amedeo Faenza, Federalberghi, e già questa risposta dovrebbe darci l’esatta misura di quello che il nostro territorio, la nostra regione e il nostro paese si troveranno ad affrontare nei prossimi mesi, sperando che, appunto, siano solo mesi: una sola, maledetta, stagione da affrontare, gestire e superare con il minor danno possibile.
In questi giorni si parla molto di regole, misure, distanze, protezioni e altro ancora, ma in realtà è evidente che nessun protocollo, nessuna disposizione metterà del tutto al sicuro i clienti, il personale e gli stessi esercenti: si cercherà un punto di equilibrio tra rischi e benefici, ma di questo si tratta, di un compromesso, il più avanzato possibile, il più ragionevole possibile, ma pur sempre di un compromesso.
E allora, forse, si dovrebbe ragionare non sul meno peggio ma, invece, su di un patto: un accordo non scritto tra tutti i soggetti coinvolti affinché ognuno faccia la propria parte. “I clienti si devono fidare di noi, della nostra professionalità e della nostra responsabilità – afferma Mauro Rossi, ristoratore e Presidente di Confesercenti – che poi è quello che hanno sempre fatto, frequentando i nostri bar e i nostri ristoranti. Devono essere certi che sarà fatto, che faremo tutto il possibile per la loro e la nostra sicurezza. Solo così saremo effettivamente in grado di ripartire”.


Molti purtroppo rischiano di non farcela, soprattutto tra gli albergatori che devono rispondere a standard di sicurezza ancora più elevati. “Servono aiuti, servono subito e serviranno anche in futuro se vogliamo salvare forse la principale industria del Paese – ribadisce Faenza – e si guardi bene, gli aiuti non servono agli albergatori, servono per i dipendenti, per salvaguardare un patrimonio di professionalità che rappresenta il vero motore del nostre settore”.
Un’esigenza ancora più marcata, ancora più urgente, se si considera che non tutti i Paesi sono stati colpiti allo stesso modo e che quindi, la prossima estate, avremo Grecia, Croazia e in parte anche il Portogallo, in condizioni di evidente vantaggio rispetto a noi e alla Spagna.
Accanto ai temi di regole di comportamento e misure da rispettare, anzi forse anche prima di questa materia, esercenti, ristoratori e albergatori dovranno fare i conti con la questione della responsabilità civile e penale nei confronti di clienti e personale. Per intenderci, chi risponde se un cliente o un dipendente contrae il virus in hotel, al bar o al ristorante? In realtà si tratta di un problema che dovranno porsi tutte le imprese, perché è configurabile la condizione di infortunio sul lavoro (nel caso dei dipendenti) e quindi, come tale, con possibile rilevanza penale. È evidente, però, che nei pubblici esercizi il problema risulta ancora più marcato perché più diretto ed evidente.
Servirà quindi molto coraggio, molta voglia di fare e di ripartire da parte degli esercenti. Ma serviranno anche risorse. Magari poche regole, ma certe. Ma anche disponibilità e pazienza. Serviranno soprattutto clienti. Sembra una banalità, ma in realtà sarà probabilmente questo il vero problema: convincere le persone che si sono create le condizioni migliori per la vacanza al mare o in montagna, per la visita alla città d’arte o anche solo per la puntata al bar e al ristorante.
Poi serviranno anche buoni clienti, che non saranno quelli che spenderanno di più, ma quelli che agevoleranno il lavoro, le riaperture e il mantenimento delle stesse. Serviranno, cioè, clienti responsabili, capaci di rispettare le regole, ma soprattutto di applicare le norme non scritte dettate dall’intelligenza e dal buon senso.
Un insieme di fattori, tanti ingredienti e tante azioni positive, solo così si potrà salvare il turismo italiano. Così e con in più una comune, feroce e determinata volontà di ripartire.

INFORMAZIONE E RESPONSABILIZZAZIONE

le linee guida della Regione Emilia Romagna per la stagione turistica:

  • Depliant e cartelloni informativi all’arrivo degli ospiti
  • Sempre almeno un metro di distanza tra le persone
  • Vietati happy hours, degustazioni e buffet
  • Vietati intrattenimenti danzanti ed eventi musicali di qualsiasi genere
  • Regole sempre valide dal check-in al check-out
  • Sì agli sport individuali praticati nel rispetto delle misure di distanziamento interpersonale
  • Per gli sport a coppie o di squadra si seguono le indicazioni nazionali
  • Stesse regole per spiagge in concessione e spiagge private
  • In caso di ospite con sospetto Covid si applicano i protocolli nazionali

L’assessore regionale a Turismo e Commercio, Andrea Corsini: “Un grande impegno per un lavoro di squadra inedito, svolto in collaborazione con l’assessorato alla salute e la Direzione cura della persona, salute e welfare della Regione Emilia Romagna - che permetterà a tutti di poter soggiornare in Emilia Romagna con regole certe e con la consapevolezza che la proverbiale ospitalità della nostra terra, in questa anomala stagione estiva 2020, saprà coniugare professionalità a sicurezza e salute. Abbiamo voluto questi tavoli di confronto, unici in Italia, con tutti gli attori del settore proprio per mettere a punto un sistema di garanzia contro il rischio Covid e poter ripartire con un’industria turistica che non ha eguali”.

"Smarrire il proprio passato signififica perdere il proprio futuro”
(Wang Shu)

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