Il commento dell’Assessora alla Smart City del Comune di Modena Ludovica Carla Ferrari

“Quello di queste settimane è innanzitutto uno ‘smart working d'emergenza’, ciononostante penso che il bilancio finale sarà positivo. Per coloro che erano ancora convinti che le competenze digitali fossero secondarie è stata sicuramente una doccia fredda che farà crescere la consapevolezza collettiva nella giusta direzione, quella dell’importanza di investire nelle infrastrutture, nei servizi online e nel miglioramento delle competenze digitali, che sono gli assi principali della pianificazione Smart city che da anni promuoviamo a Modena. L'accelerazione determinata dall'emergenza non sarà una parentesi; andiamo verso una nuova era in modo più veloce, anche se dobbiamo lavorare e vigilare affinché veloce non si traduca in affrettato. Sappiamo bene infatti che quello digitale è un mondo con luci e ombre; solo con formazione e competenze possiamo fornire alle persone gli strumenti per sfruttare appieno quel che c'è di positivo, imparando a difendersi dai rischi. Dobbiamo però tutti riconoscere che l'accesso a internet veloce è un diritto e deve essere riconosciuto come tale: è ormai chiaro quanto sia indispensabile per la maggior parte delle attività lavorative, anche se lo smart working dovrà sempre essere dosato accanto a un lavoro in presenza in grado di stimolare le relazioni umane, il confronto e l'interazione fra le persone”.

MODENA ACCELERA SUL ”LAVORO AGILE”

La pandemia ha imposto un’accelerazione verso lo smart working: nel mese di marzo lavorava da casa quasi il 60% del personale del Comune di Modena

Le tecnologie erano pronte, il protocollo di condivisione con i sindacati pure: a breve avrebbe dovuto partire la sperimentazione programmata dal Comune di Modena per consentire al 10% dei propri dipendenti, in maniera volontaria, come previsto dalla normativa vigente, di lavorare da casa almeno un giorno a settimana. Il caso ha voluto che proprio nell’ultimo numero di questa rivista avessimo dato conto del progetto e delle sue modalità applicative. Poi è arrivato lo tsunami Coronavirus che ha spazzato via programmi e cautele e ha imposto d’imperio, in tempi brevissimi e senza grandi possibilità di mediazione, nuove modalità di lavoro per tutelare la salute dei dipendenti nel rispetto delle indicazioni nazionali con l’obiettivo di rallentare la corsa distruttiva del virus. E il Comune di Modena ha dimostrato di possedere capacità di resilienza e ha saputo adattarsi a un contesto repentinamente mutato con inaspettata agilità, vista la complessità della macchina pubblica, la diversità dei ruoli e dei servizi erogati e il numero considerevole di dipendenti. “Ad oggi i dipendenti che svolgono il lavoro in modalità “agile” – spiega il direttore generale del Comune di Modena Giuseppe Dieci – sono circa 900, ovvero il 60% del personale complessivo del Comune e tale modalità ha riguardato trasversalmente tutti i settori e i diversi profili professionali dell’Ente ad eccezione di una parte del personale, tra cui in particolare gli operatori della Polizia locale, dei Servizi sociali, del pronto intervento e manutenzione che lavorano invece in prima linea, poiché la presenza fisica è correlata alla tipologia di mansione svolta”. Insomma, se un operatore di Polizia locale dovrà giocoforza essere quasi sempre per strada, un impiegato amministrativo o un tecnico potrà invece, grazie alla tecnologia digitale, eseguire il proprio lavoro al computer anche da remoto. E questo era già previsto anche dal protocollo di sperimentazione che era stato messo a punto in precedenza. Quello che non era prevedibile è la pervasività della tempesta pandemica che ha travolto tutti i settori.

Giuseppe Dieci

 “L’emergenza ci ha imposto il superamento della sperimentazione del lavoro agile come precedentemente definita – conferma Dieci – ma la risposta alla situazione contingente è stata rapida ed efficace ed ha coinvolto un numero significativo di persone, sicuramente superiore a quello previsto nella fase ordinaria”. Il personale totale del Comune di Modena è di 1564 unità: nel mese di marzo lavoravano negli uffici 667 persone (42,65% del totale) mentre erano impegnate da casa ben 897 persone (57,35% del totale). Anche la seduta del Consiglio comunale che ha approvato il bilancio di previsione si è svolta in videoconferenza, così come le riunioni delle diverse direzioni e con interlocutori esterni avvengono in video conferenza. È stato calcolato che, in un paio di settimane di lavoro, a marzo, gli incontri in videoconferenza promossi dagli uffici sono stati nell’ordine di diverse centinaia. “I responsabili – racconta Giuseppe Dieci – hanno saputo riconvertire rapidamente le modalità gestionali, di coordinamento e verifica dell’attività svolta dal personale che, tra le altre cose, quotidianamente, se in modalità smart working, redige un apposito report; allo stesso modo, i processi decisionali e di confronto vengono svolti con modalità a distanza. Ciò ha permesso la continuità dell’azione amministrativa sia quella ordinaria che quella legata all’emergenza in atto. Gli strumenti tecnologici fondamentali che ci hanno permesso di fare tutto questo – spiega ancora Dieci – sono stati l’incremento delle dotazioni informatiche e il collegamento da remoto tramite VPN, che consente al personale di accedere a tutte le procedure e alle banche dati dell’Ente (ad esempio le procedure degli atti amministrativi), nonché le piattaforme per le video riunioni”. Si tratta di strumentazioni che il Comune aveva già predisposto e che, nell’emergenza, sono state rafforzate, implementate e assistite da personale esperto. I primi risultati sono sicuramente apprezzabili, in alcuni contesti c’è stato addirittura un incremento della produttività. Aspetto, peraltro, sempre sottolineato, in questi anni, da tutti gli studi sulle esperienze già poste in essere. Lo smart working, infatti, impone un radicale cambiamento nell’organizzazione del lavoro più tradizionale, il passaggio dal controllo visivo alla fiducia, alla collaborazione e alla responsabilità, ma in genere risulta soddisfacente per il lavoratore che risparmia sulle spese per gli spostamenti e per i pranzi fuori casa, riesce a svolgere con maggiore facilità altre mansioni famigliari (cura di anziani e/o figli minori) e quindi si sente anche maggiormente motivato nel lavoro. Naturalmente ci sono anche inconvenienti, a partire dalla lontananza con la comunità dei colleghi, un meno immediato confronto con i superiori e, in alcuni casi, condizioni casalinghe non sempre ottimali per lo svolgimento di un lavoro continuativo. Però, per molti versi, l’esperienza attuale, per quanto forzata, dovrà rappresentare un punto di riflessione e una base per l’organizzazione futura del lavoro.

"Smarrire il proprio passato signififica perdere il proprio futuro”
(Wang Shu)

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