“RIPARTIAMO PIÙ FORTI DI PRIMA, MA CON MODELLI DIVERSI”

“Se ci rimbocchiamo le maniche probabilmente il risultato lo vedremo
con i nostri occhi”: è l’appello in positivo di Piergabriele Andreoli, direttore di Aess

“Pensavamo di rimanere sani in un mondo malato”: inizia con una citazione di Papa Francesco la chiacchierata con Piergabriele Andreoli, direttore di Aess, l’Agenzia per l’energia e lo sviluppo sostenibile, sugli effetti che la pandemia di Covid-19 sta avendo e avrà sulla nostra quotidianità. La diffusione del virus ci ha drammaticamente ricordato lo stretto rapporto tra uomo e natura, ancora più stretto quando è l’uomo, con la sua azione, a danneggiare la natura.


Andreoli, può essere un caso che le Regioni più colpite dalla pandemia siano state quelle del Nord del Paese e quindi anche quelle con i più alti livelli di inquinamento?
Al momento non è provata una correlazione diretta tra inquinamento e diffusione del virus, ma il tema è al centro di una serie di studi e ricerche, in tutto il mondo, a partire dalla vicina Università di Bologna fino a quella del Maryland, solo per citarne alcune. Si stanno studiando gli effetti legati allo smog, alle temperature e anche alla latitudine.


Noi, la Cina e gli Stati Uniti siamo alla stessa latitudine.
C’è un filo che ci unisce a Wuhan. La latitudine influisce? Vedremo. Certo è che queste sono le aree più densamente abitate e anche più inquinate, con maggiore presenza di smog e di aree di calore. C’è correlazione? Non lo sappiamo ancora, ma alcuni punti fermi ci sono già. Sappiamo, ad esempio, che alte concentrazioni di particolato nell’atmosfera, come avviene nella Pianura Padana, sono tra i fattori che provocano altre malattie, che diventano poi aggravanti nel caso in cui si sia contagiati dal virus, come cardiopatie, ischemie, tumori ai polmoni. Anche il Wwf, in un suo recente studio, conferma che quello che accade non sono catastrofi casuali, ma le conseguenze dell’azione dell’uomo sugli ecosistemi naturali.

Ma cosa succederà adesso?
Io rimango ottimista. Ritengo che faremo presto a riprendere la nostra quotidianità, come è già successo dopo tutte le grandi pandemie della storia. Lo stesso Rinascimento nasce dopo una delle pestilenze più gravi, la peste nera.

Ma molte cose non saranno più le stesse, a cominciare dal lavoro che manca o che comunque cambia…
Nuovi posti di lavoro si apriranno senz’altro nel settore della salute. I sistemi sanitari occidentali sono stati costruiti mettendo al centro il malato, mentre l’epidemia ci ha dimostrato che occorre un cambio di prospettiva, al centro deve esserci la comunità, come è tipico del modello emiliano contrapposto, in questo, al modello lombardo. Mettere al centro la comunità piuttosto che l’individuo significa privilegiare il benessere collettivo. Il novero dei lavori per la salute si amplierà. Non solo professioni sanitarie, quindi. Nasceranno, ad esempio, progetti di educazione alla salute, quindi ci sarà bisogno di ruoli educativi. Poi ci saranno i lavori per l’energia pulita, negli ambiti di cui si occupa anche la nostra agenzia. L’obiettivo di diminuire le emissioni di combustibili fossili, di anidride carbonica e di particolato assume maggiore forza, anche se la correlazione diretta inquinamento/coronavirus, non è ancora stata dimostrata. Questa è prevenzione.

Come si fa prevenzione, quindi, come si preserva la salute collettiva?

Gli aspetti su cui intervenire sono quelli già individuati, la riqualificazione edilizia (condomini, case, scuole, edifici pubblici e uffici) e le fonti rinnovabili, tutto ciò che ci porterà progressivamente all’obiettivo carbon free. Così come fondamentale è il settore dei trasporti. La smart mobility, la progressiva riduzione non solo delle quantità, ma anche la diffusione della qualità della mobilità, rappresenta già una risposta.

A proposito di edilizia. Il periodo del #iorestoacasa ha fatto emergere bisogni nuovi nell’abitare: una connettività veloce, un balcone, ma anche lo spazio verde, un giardino anche piccolo, hanno fatto per molti la differenza.
Finalmente l’approccio alla riqualificazione edilizia amplia il suo sguardo. Non più solo una riqualificazione in termini di risparmio energetico, ma di vera e propria qualità dell’abitare. È chiaro che il risparmio è un forte traino da un punto di vista economico per far partire un investimento, ma sempre di più si parla di wellness, di qualità del costruito, che è contributo alla salute di tutti e piacere dell’abitare. I condomini degli anni ’70 non furono costruiti con questi obiettivi, al tempo rispondevano ad altri bisogni. L’auspicio è che quanto accaduto rappresenti una spinta per metter mano a un piano coraggioso che riguarda l’esistente non ancora vincolato, come fanno in altri Paesi d’Europa, dove addirittura qualcuno ha scelto la strada dell’”abbattuto e ricostruito”. Noi in cinquant’anni abbiamo costruito più del 60/70% di quanto c’è adesso. Ora è il momento del cambio radicale.

E il nuovo?
Il nuovo lo do per scontato. Tutto ciò che si costruirà dovrà essere pensato così.

Lei parlava di smart mobility, ma il vero rischio è che la pandemia ridia nuovo slancio alla mobilità privata. Chi ha paura del contagio privilegerà l’uso della propria auto rispetto al mezzo pubblico…
Questa è la sfida più complessa. Non c’è una ricetta automatica. Tra le prime strade da intraprendere c’è il potenziamento del trasporto su due ruote. Laddove è possibile questa è una bella soluzione.

Ma è una soluzione entro la città.

Non è detto che sia adeguata solo agli spostamenti urbani. Le e-bike, le biciclette a pedalata assistita, permettono di fare più chilometri. Il car sharing, invece, avrà il problema della sanificazione. Credo però che l’organizzazione unita alla tecnologia potranno fornirci nuove soluzioni. E poi questo periodo ci ha insegnato che possiamo spostarci di meno. Tanti viaggi per fare riunioni si risolvono con una call. Anche domani, quando il virus sarà debellato, bisognerà spostarsi un po’ meno o spostarsi con mezzi più ecologici.

Si possono trarre conclusioni definitive?

Trarre conclusioni su un periodo breve, due mesi, anche se di fermo, è senz’altro azzardato. C’è un aspetto però che ci deve far riflettere. Abbiamo visto che la natura si è riappropriata molto velocemente degli spazi che noi abbiamo lasciato vuoti. Lo stesso effetto che abbiamo visto a Chernobyl. È un segno di ottimismo. Vuol dire che se mettiamo in atto misure concrete avremo risposte anche sul breve periodo. Se ci rimbocchiamo le maniche probabilmente il risultato lo vedremo con i nostri occhi, non occorreranno generazioni.

"Smarrire il proprio passato signififica perdere il proprio futuro”
(Wang Shu)

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