Sogni su strada leggende in pista

Ferrari, Pagani e Maserati. Solo a Modena è possibile che tre macchine da corsa escano da tre stabilimenti diversi collocati nel raggio di 15 chilometri.

di Giovanni Medici

Si dice Ferrari e si pensa alla Formula Uno. Ma le ‘rosse’ hanno costruito la loro fama anche vincendo in tutto il mondo competizioni su strada come la Mille Miglia e di durata come la 24 Ore di Le Mans: quest’ultima è la più importante gara del mondo per le ‘ruote coperte’ (88 le edizioni disputate) e nel 2020 è andata in scena prima a maggio in configurazione ‘virtuale’ e solo successivamente, a settembre, in pista, causa pandemia. Sul circuito de la Sarthe dal 2023 ci sarà una grande novità: la Ferrari tornerà infatti ufficialmente a gareggiare per la vittoria finale a Le Mans, a cinquant’anni esatti dalla sua ultima apparizione nel Mondiale Sport Prototipi con la 312 PB. Il programma Le Mans Hypercar (LMH) porterà infatti la Casa del Cavallino Rampante ad affrontare tra due anni il campionato mondiale FIA Wec in quella che da quest'anno è la classe regina nelle competizioni a ruote coperte. Maranello ha già dato il via allo sviluppo della nuova vettura che nelle scorse settimane è entrato nel vivo con l'avvio delle fasi di progettazione e simulazione. Il programma di collaudi in pista, il nome della vettura e quello dei piloti che comporranno gli equipaggi ufficiali saranno comunicati a breve.

Le vetture a ruote coperte di Maranello a Le Mans hanno riportato in oltre settant’anni grandi successi, come testimoniano i 24 titoli mondiali conseguiti, l'ultimo dei quali conquistato nel 2017, e le 36 vittorie (9 assolute e le restanti nelle diverse classi). Proprio un anno fa il Museo Ferrari a Maranello propose agli appassionati una mostra delle vetture del Cavallino che hanno preso parte a questa competizione: tra queste c’era un esemplare rosso fiammante di 166 MM simile a quello che vinse il 26 giugno 1949 in occasione della gara di esordio della ‘rosse’ a Le Mans. I piloti Chinetti e Selmson affrontarono in quell’occasione una nutrita schiera di vetture di cilindrata doppia rispetto a quella della Ferrari, ma vinsero egualmente facendo segnare al termine della gara una velocità media di 132,946 chilometri orari. Chinetti entrò nella leggenda guidando per oltre 23 ore, cedendo il volante al collega per appena 30 minuti.

In occasione della mostra venne esposta a Maranello pure la 488 Gto Evo con la quale i piloti Alessandro Pier Guidi, James Calado e Daniel Serra hanno garantito nel 2019 a Ferrari la 27esima vittoria di classe (giungendo ventesimi assoluti), a settant’anni dal primo trionfo della 166 MM. Questa esposizione a causa delle restrizioni sanitarie legate al primo lockdown venne chiusa praticamente a pochi giorni dall’inaugurazione, per poi riaprire nella tarda primavera. Ma se si parla di Le Mans non si può dimenticare il film del 2019 che James Mangold dedicò all’edizione 1966 della gara francese e al duello tra Ford e Ferrari, vinto dalla prima al termine di una giornata di grande tensione in pista e ai box.

Chi le competizioni automobilistiche non le frequenta ma mette su strada quelli che sono veri e propri esemplari di auto da corsa è la Pagani di San Cesario. L’atelier fondato una ventina d’anni fa dall’ingegnere argentino Horacio Pagani e che produce ‘su misura’ una decina di vetture all’anno, tutte vendute, ha da poco presentato una versione della sua Huayra ancora più estrema, realizzata esclusivamente per l'utilizzo in pista. La nuova Pagani combina il più alto livello di ingegneria automobilistica e know-how aerodinamico con una sensibilità estetica senza precedenti, in un esercizio di stile che rappresenta la piena espressione dello sviluppo tecnologico dell’azienda modenese. “Il profondo bisogno di libertà creativa nel cuore della Huayra V12R – spiegano alla Pagani - è incarnato dalle linee pulite e dal fascino senza tempo delle auto di Le Mans e del Campionato mondiale di prototipi sportivi degli anni '60 e '70. Simboli di libertà per eccellenza e protagonisti di un'epoca del motorsport sinonimo di battaglie e tensione, lacrime e trionfi, estasi e sudore; gare di resistenza che hanno trasformato i piloti in eroi e auto sensazionali in leggende eterne”.

La nuova Huayra V12-R, hypercar che non è omologata per l’uso stradale, ha un motore dodici cilindri aspirato che genera 850 CV di potenza e 750 Nm di coppia, garantendo massime prestazioni in pista fino alla linea rossa dei 9000 giri/minuto e velocità su rettilineo ben oltre i 300 chilometri all’ora. Un'auto da laboratorio con monoscocca in materiali compositi che incorpora la tecnologia dei futuri modelli Pagani e che in soli 1050 chilogrammi garantisce comunque la massima sicurezza. Prese d’aria laterali enormi abbellite dalla bandiera italiana, una grande ala nella coda, sedili fissi, inseriti nella monoscocca, con la pedaliera regolabile. La Pagani ne costruirà al massimo trenta esemplari, al prezzo di 2.6 milioni di euro più Iva ciascuno.

E non dimentichiamo che un altro marchio modenese tornerà presto alle competizioni: gli edifici di mattoncini rossi che da 80 anni in via Ciro Menotti sono la casa della Maserati grazie ad una modernissima linea produttiva sfornano da settembre ogni giorno otto vetture supersportive, filanti, superpotenti e supertecnologiche. Sono gli esemplari dell’ultima nata della casa del Tridente, la MC20, tutta made in Modena, motore centrale Nettuno sei cilindri biturbo da 630 cavalli compreso: un sogno a quattro ruote per il quale basta firmare un assegno da 220 mila euro. La MC20 è pronta a scendere in pista nella sua versione più corsaiola contro le altre supercar a motore centrale e trazione posteriore anche nelle competizioni. L’ultima nata del Tridente d’altronde rappresenta l'evoluzione ideale della MC12, la berlinetta che nel 2004 segnò il ritorno della Maserati alle competizioni dopo 37 anni e che ha collezionato 22 vittorie e 14 titoli nel campionato FIA GT.

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