A FOSSOLI LA MEMORIA DIVENTA IMPEGNO PER IL FUTURO

Ursula von der Leyen e David Sassoli hanno ricordato insieme l’eccidio di Cibeno e insieme hanno ribadito l’impegno delle Istituzioni Europee per la pace e la libertà

“È particolarmente toccante per me essere qui oggi, tra voi. Sono cittadina europea di nazionalità tedesca, è stato un soldato del mio Paese a ordinare di uccidere i vostri antenati. So che qualcuno di voi era ancora nel grembo materno quando suo padre fu ucciso. Questa è una colpa profonda nella storia del mio Paese”. A volte le parole sono solo parole, fiato nell’aria, un soffio che non si ricorderà. Altre volte, invece, le parole pesano, vanno a toccare le corde delle emozioni più intime delle persone e riescono a suscitare reazioni imprevedibili, come quella dei presenti, l’11 luglio, a Fossoli, nel corso della cerimonia per ricordare i 67 martiri dell’eccidio di Cibeno. Quelle persone, molti i famigliari delle vittime, si sono alzate in piedi e hanno applaudito Ursula von der Leyen, non come alto rappresentante delle Istituzioni Europee, ma come cittadina tedesca che non nasconde l’emozione di trovarsi nel luogo che più di ogni altro, in Italia, ha rappresentato l’orrore delle leggi razziali, della discriminazione etnica e politica, della deportazione e dei campi di sterminio. La visita congiunta della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e del Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, ha rappresentato un momento unico per il nostro Paese. Insieme hanno assistito alla lettura da parte del Sindaco di Carpi, Alberto Bellelli, di tutti i nomi dei martiri di Cibeno. Nomi non numeri, per testimoniare ogni anno, da 77 anni a questa parte, che quella strage aveva uno scopo preciso: cancellare le persone per cancellarne le idee, le coscienze. Non a caso la Presidente della Commissione Europea nel suo intervento ha ricordato Primo Levi. “era attonito che un altro uomo lo potesse picchiare con quel sangue freddo. Le azioni dei soldati nazisti non erano mosse dalla rabbia, ma era tutto parte di un piano studiato per eliminare milioni di esseri umani per la loro appartenenza etnica, le loro idee e l’orientamento sessuale. Una malvagità crudele e senza senso. Per questo – ha sottolineato von der Leyen – non possiamo accettare la discriminazione, contro le persone di colore, le persone Lgbtq e ogni altra sorta di discriminazione. Se vogliamo essere fedeli ai valori che hanno ispirato gli eroi della Resistenza, allora dobbiamo rendere quei valori anche nel presente.” “La sofferenza, questi luoghi, la memoria – ha sottolineato a sua volta il Presidente Sassoli – sono il fondamento della nuova Europa, il punto più alto di dolore e la partenza per la ricostruzione dei nostri Paesi e di un’Europa della pace. Fossoli è un simbolo di quell’orrore, con 5mila persone portate nei campi di sterminio dell’Europa centrale. Gli occhi di Mauthausen – ha proseguito – come gli occhi di Srebenica, dei profughi siriani, delle mamme riprese sui gommoni prima di annegare nella corsa verso una felicità che non arriverà mai anche per la nostra indifferenza. Gli occhi che vediamo nelle fotografie delle vittime e dei prigionieri ogni qualvolta viene a mancare la libertà e il diritto, e tutte le volte che libertà e diritto non si sposano con la giustizia. I regimi autoritari – ha concluso Sassoli – si preoccupano di noi perché le libertà consentono uguaglianza, giustizia, pace. E se è possibile in Europa, è possibile ovunque”. Nei pressi dell’Ulivo della Pace del campo di Fossoli si sono svolte le cerimonie religiose, il rito cattolico celebrato dal vescovo Erio Castellucci e quello ebraico da parte del rabbino Beniamino Goldstein. E proprio davanti all’Ulivo della pace, von der Leyen e Sassoli hanno deposto una corona, insieme, tenendosi per mano, a simboleggiare l’Europa unita. L’incontro tra le massime autorità dell’Unione e quanto simboleggiato dal campo di Fossoli, rappresenta al tempo stesso una testimonianza e un impegno, specie in una fase storica cruciale che vede scomparire progressivamente il racconto diretto delle ultime donne e degli ultimi uomini coinvolti di persona quali vittime del crimine massimo contro l’umanità. Ricordare, riaffermare non è solo un esercizio democratico, ma rappresenta una diga importante di fronte alle tante situazioni che ancora, nel mondo, mettono a rischio o addirittura negano diritti, aspirazioni e libertà delle persone. E mentre di sottofondo si diffondevano le note di Bella Ciao, ormai universalmente riconosciuta come la canzone della libertà, ritornavano ancora altre parole della “cittadina europea di nazionalità tedesca” al centro campo di Fossoli: “La Resistenza ci ha ridato la libertà, agli italiani come ai tedeschi. So che devo la mia stessa libertà a persone come i vostri genitori e i vostri nonni. Quindi oggi voglio onorare la memoria di tutti coloro che hanno combattuto per la nostra liberazione. È anche grazie al loro sacrificio che è nata un’Europa finalmente pacifica e democratica”.

               

 

LA STORIA DEL CAMPO DI FOSSOLI

L’ex Campo di concentramento di Fossoli si trova a pochi chilometri da Carpi. Venne istituito nell’estate 1942 dal Regio Esercito italiano come campo per i prigionieri di guerra catturati nelle operazioni in Africa settentrionale. Nel dicembre 1943, a seguito dell’ordinanza di polizia del 30 Novembre, divenne il Campo concentramento ebrei sotto l’autorità della Repubblica sociale italiana. All’inizio del ’44 il campo passò in gestione alla Polizia di Sicurezza tedesca divenendo un centro di transito e smistamento per internati ebrei e politici sotto il controllo delle SS. Il primo trasporto per il campo di sterminio di Auschwitz Birkenau partì il 22 febbraio 1944: sul quel convoglio vi erano anche Luciana Nissim e Primo Levi. Nel campo furono internati anche gli ebrei classificati come “misti” e i coniugi di matrimonio misto che tuttavia non partirono con tutti gli altri ebrei, ma rimasero in attesa fino alla composizione dell’ultimo treno che partì il 2 agosto 1944.

 

L’ECCIDIO DI CIBENO

La strage compiuta dalle SS il 12 luglio 1944 presso il poligono di tiro di Cibeno, oggi un quartiere di Carpi, è stata definita «l’atto più efferato commesso nell’Italia occupata su persone internate in un campo di concentramento», quello di Fossoli. Quel giorno furono 67 le persone uccise, sepolte in una fossa comune e cosparse di calce viva. Avevano dai 16 ai 64 anni e venivano da diverse regioni italiane La versione ufficiale delle SS parla di una rappresaglia per l’uccisione di 7 militari tedeschi avvenuta a Genova il 25 giugno. Due anomalie, la distanza temporale e quella geografica, inducono a pensare che i fatti di Genova siano stati richiamati solo come pretesto: in realtà quella lista venne costruita appositamente per eliminare i prigionieri ritenuti, a vario titolo, più pericolosi La stampa dell’epoca diede grande rilievo all’esumazione delle vittime e ai funerali solenni del 24 maggio 1945 nel Duomo di Milano.

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