RITORNO A TEATRO

Le Proposte del “Pavarotti” di Modena, la sicurezza e la voglia di tornare dal vivo per artisti e pubblico. Tutto questo nell’intervista al Direttore Aldo Sisillo

                             

Come va? È la prima domanda che si pone a tutti in questo periodo. Significa come va la salute, in primo luogo. Ma anche “come va a casa?”, la famiglia, altro elemento essenziale in questa fase della vita di tutti. Poi significa ancora come vanno le cose sul lavoro, nell’attività che si svolge e in prospettiva. Tanto più vero quando si tratta di temi che riguardano istituzioni che operano tra le persone e che, per rimanere in linea con questo numero di Arte di Vivere rivolto alla Modena che riparte anche con la cultura, sulle persone fanno affidamento per avere, a loro volta, attenzione intorno alle proposte presentate, riscontro di interesse e, oggi più che mai necessario, anche un contributo di idee e indicazioni.

Quindi al Direttore del Teatro Comunale di Modena “Luciano
Pavarotti”, il maestro Aldo Sisillo, e all’istituzione che rappresenta, proponiamo il nostro: come va?

Stiamo lavorando, abbiamo lavorato: questa estate abbiamo recuperato il cortile dell’istituto Venturi, abbiamo allestito lì e abbiamo scoperto un luogo con una bellissima acustica; abbiamo collaborato con il Comune ed ERT per l’Estate dei Giardini con altri 6 spettacoli e poi abbiamo messo in scena un Rigoletto nel cortile dell’Accademia, a Palazzo Ducale. Quindi appena è stato possibile siamo partiti, anzi devo dire che non ci siamo mai fermati, gestendo ogni volta la riprogrammazione della riprogrammazione della riprogrammazione prevista…i nostri tecnici inoltre hanno svolto diversi lavori di manutenzione. Nel complesso, lo scorso autunno, siamo riusciti a non utilizzare il Fondo Integrativo Salariale. Nella prima fase della pandemia abbiamo dovuto usufruirne anche noi perché, come tutti, siamo stati sorpresi dalle conseguenze della pandemia, ma poi tra le diverse attività, compreso lo streaming, abbiamo cercato di lavorare sempre.

 
Il teatro come sta? Accennava a interventi di manutenzione ordinaria, ma c'è un intervento importante che si sta realizzando.
Si, finalmente a giugno sono partiti i lavori per la sostituzione della graticcia. La graticcia è quel sistema che regge i motori che servono alla gestione della scena. Avevamo un progetto cofinanziato dal Comune con un fondo regionale già approvato da tempo. Si sostituisce la graticcia e, fatto importante di questi tempi, si rifà anche il sistema di ricircolo dell’aria.


Una ricerca molto recente, che si è conclusa fine luglio in Toscana, rivela che la stragrande maggioranza delle persone sostiene di aver sentito la mancanza di arte, cultura e spettacolo dal vivo in questo periodo. Rivendicano anche la necessità di vedere una rapida ripartenza delle attività. Allora, la Toscana non è l’Emilia, ovviamente, ma in questo campo, probabilmente, le differenze tra i territori e le persone sono meno evidenti, mentre al contrario coincidono interessi e aspirazioni. Quindi, secondo lei, è proprio così: anche i modenesi vogliono tornare allo spettacolo dal vivo?

Allora, meglio distinguere: io credo che la maggioranza di coloro che non sono potuti venire a teatro ed erano abituati a farlo, siano di questa opinione. Risulta anche a noi: gli spettacoli che abbiamo proposto in estate sono andati molto bene, anche se è vero che all'aperto è tutto più facile. Però avevamo fatto il tutto esaurito anche nella programmazione di settembre e ottobre 2020, finché è stato possibile. È vero anche che ci sarà una parte più timorosa una volta che si tornerà in sala, anche se, ripeto, i protocolli adottati dai teatri sono sicuri: per il distanziamento; per la prenotazione e i relativi controlli; per l’uso costante della mascherina durante tutto lo spettacolo; per il naturale silenzio che accompagna gli spettacoli; per il ricambio d’aria. Quindi, da un lato credo che la maggior parte delle persone sia sincera quando dice che gli è mancato lo spettacolo dal vivo, dall’altro penso che questa sia anche l’occasione per cercare nuove fasce di pubblico per il presente e per il futuro.

 
Un'altra ricerca, per altro presente in questo numero, indica nella cultura una possibile via di sviluppo per la nostra realtà. A parte qualche iniziativa di addetti ai lavori, però, non abbiamo visto cortei per le strade per chiedere la riapertura dei teatri, dei cinema, al contrario di quanto avvenuto per bar e ristoranti.

È vero, e le motivazioni sono diverse, ad esempio il numero di addetti, ma la principale credo risieda nella mancata considerazione del problema da parte dei governi: semplicemente, malgrado segnali e sollecitazioni, hanno deciso di non parlarne, il tema è stato rimosso, e credo che questo atteggiamento abbia influito anche sulla considerazione del pubblico. Non c’era nessun rappresentante del mondo dello spettacolo nei comitati che si sono occupati della regolamentazione delle attività Poi ci sono stati un po’ di aiuti alle istituzioni che vivono di contributi pubblici soprattutto i grandi teatri: insomma, non ci si poteva aspettare che il Teatro alla Scala scendesse in piazza dopo che il ministero gli aveva garantito la copertura completa.

 
In effetti è così. Ma c’è anche un altro dubbio: non è che tra streaming, dirette web e altro ci siamo abituati a seguire gli eventi dal divano di casa, magari anche gratis?
Per la musica sinceramente credo di no, perché gli addetti ai lavori rivelano che tutti i ritorni dal pubblico indicano che l’opera, i concerti e i balletti sono un'altra cosa se seguiti in teatro. In Tv o via Web non si ha la percezione dello spazio, dei suoni che vengono da distanze e direzioni diverse…quindi sono convinto che a teatro si tornerà. Piuttosto devo aggiungere che lo streaming si è rivelato una buona strategia di marketing per far conoscere il proprio teatro e, almeno per noi, per valutare le reazioni in diretta del pubblico, cogliere umori e commenti che altrimenti non avremmo mai potuto valutare. Ecco, tra questi commenti, quasi tutti erano orientati a chiedere di tornare al più presto dal vivo.

Prima lei ha fatto un accenno interessante e cioè che i periodi di crisi comunque producono cambiamenti, a volte in peggio ma a volte, invece, si aprono nuove opportunità. Come si orienterà la vostra proposta, cambierà qualcosa?
 

Un’autocritica, interessante. Di che limite si tratta?
Un teatro lirico come il nostro, ormai da molti anni, non ha certo il problema di riempire i posti. Anzi, avremmo bisogno di una sala decisamente più grande per accontentare anche tutti quelli rimangono fuori. Quindi si cerca sì nuovo pubblico, ma compatibilmente con le possibilità reali di ospitarlo relativamente alla capienza. Ma la questione non è solo di numeri: abbiamo bisogno di ricreare intorno al teatro, alla sua magia e alla nostra proposta artistica una nuova attenzione, per riprenderci il nostro ruolo e la nostra funzione anche nell’immaginario collettivo delle persone. E per far questo è necessario arrivare anche e soprattutto proprio a quel pubblico che oggi in parte trascuriamo.  A maggior ragione oggi, che proprio grazie allo streaming abbiamo fatto conoscere la qualità della nostra proposta a un pubblico molto più ampio…
 

Senta Direttore, ma la tecnologia oggi non è solo vetrina, attraverso il web si visitano fiere, si conoscono musei. Oppure questa prospettiva non si lega a una proposta di spettacolo tradizionale come la lirica?

Si lega eccome. Grazie a un progetto europeo stiamo sperimentando l’uso della tecnologia anche come uno dei linguaggi dello spettacolo dal vivo. Insieme a Unimore, accanto ai corsi di canto, abbiamo sviluppato corsi sulla comunicazione e sulle tecniche di ripresa delle opere. Questo ci ha consentito di proporre registrazioni di spettacoli di qualità nell’ambito del progetto regionale Opera Streaming di cui siamo capofila. I risultati sono stati sorprendenti: solo la Boheme, in occasione delle celebrazioni di Pavarotti nel 2019, ha avuto 320.000 visualizzazioni. Abbiamo coinvolto i diversi teatri lirici della regione, fatto unico nel suo genere, e mentre si parlava dei teatri abbiamo promosso anche la cultura e il territorio. I dati, dicevo, sono molto interessanti e chiederemo alla Regione di rinnovare l’esperienza. Per dirne una, il 60% dei riscontri li abbiamo avuti in America, ma poi le opere presenti sulla nostra piattaforma sono state viste in tutto il mondo, Mongolia compresa.

 

Arrivando a domani, come immagina la prossima stagione?
Più varia e flessibile, abbiamo detto. Scegliendo gli spettacoli più adatti alla situazione in cui ci troveremo a operare. In sicurezza e con una gestione dei posti in grado sempre di ottimizzare gli spazi. E quindi io penso che se non ci saranno sorprese potremo ripartire, magari anche con la disponibilità degli artisti, certe volte, a fare due spettacoli per lo stesso cachet: più brevi nel caso, ma ripetuti per accontentare più pubblico. Io sono ottimista, solo mi auguro che ci siano regole chiare per tutto il settore, per il pubblico, ma anche per il personale, per gli interni e per chi, orchestre, corpi di ballo e altro, venga da fuori.

Lei è un napoletano trapiantato tra Modena e Bologna, data la situazione un piccolo scongiuro forse non guasta?
Magari anche non solo uno, non tanto da napoletano, ma proprio da uomo di spettacolo: da noi, è noto, rituali e scaramanzie sono la normalità, figuriamoci in questo momento…

 

ALDO SISILLO

Dal 2002 è Direttore del Teatro Comunale di Modena Luciano Pavarotti. Nato a Napoli, ha compiuto i suoi studi musicali presso i Conservatori di Napoli e Bologna e si è laureato all’Università di Bologna in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, indirizzo musicale. Ha studiato Direzione d’orchestra con i Maestri Massimo de Bernart, Vladimir Delman e Gianluigi Gelmetti. È stato invitato in qualità di direttore ospite da istituzioni sinfoniche italiane ed estere. Ha inaugurato le celebrazioni per il Centocinquantenario Pucciniano a Lucca, con una nuova produzione del Trittico. Nel primo anniversario della scomparsa di Luciano Pavarotti ha diretto a Modena il Requiem di Verdi. Nell’agosto del 2018 ha diretto l’Orquestra Nacional de Chile nella capitale Santiago, eseguendo lo Stabat Mater di Rossini. Questo concerto è stato recensito dalla rivista online Tuiteroscultura.com come il miglior concerto sinfonico dell’anno e ha ottenuto il Premios Toda la cultura 2018. Affianca l’attività di interprete a quella di organizzazione e direzione artistica. È stato fondatore e animatore dal 1984 al 1994 dell’Orchestra Sinfonica Giovanile dell’Emilia Romagna. Dal 1995 al 2000 è stato Segretario Artistico presso il Teatro Comunale di Bologna. Attualmente è Direttore e Direttore Artistico della Teatro Comunale di Modena e Direttore Artistico del Festival delle Nazioni di Città di Castello, ed è docente presso il Conservatorio Arrigo Boito di Parma.

 

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