MODENA AGLI OCCHI DI UN SOMMELIER
BEST OF THE WORLD

“Cosa mi ha portato a Modena? Un vino conviviale e inclusivo che conoscevo poco e di cui mi sono letteralmente innamorato, il Lambrusco”.

di Luca Bonacini

Si viene volentieri sotto alla Ghirlandina, lo sanno bene chef, sommelier e wine lovers, che da alcuni anni sono attratti inesorabilmente da aceto balsamico, Lambrusco e Parmigiano, ingredienti ritenuti ormai ineludibili nell’odierna tavola italiana. Un qualificato pellegrinaggio di professionisti iniziato nella Modena degli anni settanta e proseguito negli anni ottanta e novanta quando la nostra città cominciava a connotarsi come meta gastronomica. A cena si andava da Fini (il dottor Giorgio richiamava a sé i palati più raffinati a partire dallo chef Luigi Carnacina, fino all’autorevole giornalista Massimo Alberini), ma c’erano anche Oreste, la Fazenda, il Borso D’Este e non solo. Potevi trovare Gino Veronelli seduto da Tondelli nella sua enoteca di via Badia, venuto per incontrare Beppe Bellei e parlare con lui di fermentazioni e malolattica, scorgere Gianni Brera seduto alla Bianca, Gualtiero Marchesi, Ferrand Adrià o Sirio Maccioni passeggiare per Modena, molti di loro richiamati da Lambrusco mio, evento sulle bollicine modenesi di rilievo nazionale, organizzato da Mauro Battaglia e dal suo staff. Un’attenzione particolare verso la nostra città che continua anche oggi con Luca Gardini Sommelier Best of the world 2010, spesso in città per parlare di Lambrusco ed Eros Teboni, Sommelier of the World 2018, un vero e proprio talento nella narrazione del vino, a cui abbiamo chiesto che impressioni ha avuto dalla città di Luciano Pavarotti ed Enzo Ferrari. Invitato a difendere i colori dell’Italia al Concorso WSA "Best Sommelier of the World" ha conquistato il massimo riconoscimento “Sommelier Campione del mondo” e la sua vita è cambiata. Tanti anni di studio e dedizione si sono concretizzati in un risultato di caratura internazionale che lo ha catapultato sulla ribalta dei grandi vini del mondo. Percorre oltre 100.000 chilometri all’anno e ogni giorno prende aerei e treni per andare a raccontare il vino a schiere di appassionati in Italia e in Europa. Lo abbiamo incontrato per voi.

Cosa l'ha portata a Modena la prima volta?
Inizialmente l’amicizia e l’amore per il buon mangiare, poi ho scoperto i produttori che hanno fatto la storia del Lambrusco e sono stati i protagonisti della sua rinascita, tra cui Chiarli, Cantina della Volta, Paltrinieri. Un vino conviviale e inclusivo che conoscevo poco e di cui mi sono letteralmente innamorato. E ora quando voglio stupire i miei ospiti che si aspettano da me che stappi un grande Bordeaux o un Borgogna, spariglio un po' le carte e mi gioco la carta Lambrusco, magari privilegiando un raffinato metodo classico, includendolo nella serie dei quattro o cinque vini da lunghi invecchiamenti che assaggeremo. Successo assicurato!

Cosa l'ha colpita di più di questa città?
Non ho dubbi, il calore delle persone e l’autenticità con cui ti accolgono nella loro casa. Mi hanno messo subito a mio agio, ed è una piacevole sensazione. Ho apprezzato la capacità dei modenesi di cimentarsi in progetti ambiziosi e di saper rischiare, senza smettere mai di sognare, penso in particolare a giovani piccoli produttori, fieri di dare il loro contributo al mondo del Lambrusco e a start-up sul vino che sono nate in questi anni. Poi c’è la ristorazione, un gruppo coeso di grandi artigiani che interpretano la cucina modenese magnificamente.

Lei è Best Sommelier of the world, e malgrado la sua giovane età, ha già avuto l’opportunità di partecipare a degustazioni memorabili, potendo visitare cantine che hanno fatto la storia del vino, quali sono quelle che l'hanno colpita di più e perché?

Sono opportunità che mi hanno motivato tantissimo e mi hanno dato l’energia necessaria a intraprendere un percorso complesso e pieno di insidie che mi ha portato nel 2018 al podio più alto. Per uno come me, innamorato del vino, poter partecipare a degustazioni con vini del calibro di Mouton Rotschild, Chateau Margaux, Romaneè Contì di annate introvabili è stato un privilegio assoluto che porterò con me sempre. Ma non ci sono solo i grandi vitigni internazionali, è importante lasciarsi sorprendere anche dalle piccole realtà produttive che spesso celano storie bellissime e vini di straordinaria qualità.

In questi anni ha assaggiato il meglio, quali sono gli abbinamenti cibo/vino più riusciti, che l'anno sorpresa per equilibrio e piacevolezza, tanto da rimanere un ricordo indelebile?

Ricordo con particolare piacere – e non vi nascondo che ancora mi viene l’acquolina in bocca – un piatto di costolette di agnello fritte, abbinate a un Ice Wine canadese. Non avrei mai pensato che un piatto potesse raggiungere un tale equilibrio, dove armonia e contrasti si rincorrono, offrendo un’autentica esperienza sensoriale.

In questi anni le bollicine modenesi hanno fatto un salto di qualità riconosciuto dalle principali guide e dai più autorevoli critici, quale è la sua opinione sul Lambrusco modenese?

È stato fatto un lavoro molto buono dai produttori, che si sono dedicati alla vigna e alla cantina e hanno viaggiato moltissimo, ma c’è ancora un grande potenziale inespresso e si può fare di più, soprattutto nella comunicazione, il messaggio deve essere ancora più incisivo per raccontare questo straordinario territorio. Il Lambrusco esprime differenti territori di collina e di pianura e quando sono qua mi dimentico le altre zone d’Italia e del mondo, mi piace immergermi nelle secolari tradizioni modenesi, parlare con i produttori, i cantinieri e le persone che seguono la vigna. Il Lambrusco è un vitigno tra i più antichi al mondo e a tavola è quanto di più piacevole si possa immaginare, bisogna portare qui chi non crede nel Lambrusco.

La sua attività è anche didattica e la porta a partecipare a convegni e degustazioni, cosa serve oggi per comunicare nel modo giusto il vino elevandolo a rango che gli spetta?

Ormai è chiaro, chi si avvicina al vino non cerca tecnicismi esasperati, vuole semplicità e concretezza, sono disposti ad ascoltarti ma devi fargli vivere delle emozioni e noi dobbiamo fare del nostro meglio perché questo accada e il vino arrivi a quanti più è possibile. Occorre mettere in campo una narrazione coinvolgente che trasmetta contenuti, incisiva, contemporanea, che avvicini le persone, usando un linguaggio moderno.

Secondo lei, che partecipa a eventi, collabora assiduamente con Consorzi e aziende, si confronta con autorevoli figure del mondo del vino e assaggia continuamente, cosa manca ancora a Modena e al Lambrusco per affermarsi ancora di più e alzare ancora l'asticella?

Si deve osare. La posta in gioco è alta e i mercati sono fluttuanti, occorre avere radici solide ma raccontare di più cosa succede in cantina e in campagna, le difficoltà, gli insuccessi, ma anche le gioie e le soddisfazioni che vivono i produttori. Occorre alzare il livello. Il lavoro da fare non è solo in vigna e in cantina, ma anche mediatico, ed è fondamentale fare conoscere i prodotti di qualità del comparto Lambrusco per incuriosire e interessare, magari puntando sull’enoturismo, che è stata la vera chiave di volta di questi anni, Covid permettendo.

 

 

Luga Gardini durante una degustazione

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